Emergenza OGM: la coesistenza impossibile

Argomenti: 

OGM.jpg

Sono oramai numerose le evidenze scientifiche che testimoniano l'impossibilità della coesistenza tra coltivazioni OGM e non OGM, senza che le prime inquinino, irreversibilmente, le seconde.
La coesistenza tra coltivazioni OGM e coltivazioni tradizionali e biologiche si può definire un vero e proprio “falso scientifico”, “un vero e proprio equivoco tecnico-giuridico, introdotto dalla Commissione Europea che, nella realtà (purtroppo già drammaticamente sperimentata in molti Paesi del mondo), si traduce nella contaminazione della filiera agro-alimentare e dell'intero ecosistema biotico, con perdite irreparabili di biodiversità, pesanti alterazioni del patrimonio genetico naturale, con effetti imprevedibili e potenzialmente drammatici, nonché rischi gravissimi per la salute umana”, afferma il nutrizionista clinico e biologo dottor Franco Trinca (presidente dell’associazione NOGM). 1 Ci sono prove e documentazioni scientifiche "sul campo" che dimostrano che la "coesistenza" è impossibile perché i transgeni rilasciati e diffusi nell'ambiente si espandono ovunque, contaminando la microflora del suolo, le acque, le varietà agronomiche tradizionali e le specie selvatiche.

Per parlare di coesistenza bisognerebbe in primo luogo rifarsi all’esperienza di chi coltiva e ha coltivato gli Ogm, non da uno o due anni ma da decenni, come negli Stati Uniti. Negli USA, per esplicita ammissione del Presidente dell’unione agricoltori statunitense, la coesistenza è risultata impossibile tanto che gli Stati Uniti non sono più in grado di esportare mais convenzionale (pur richiesto dal mercato), perché ormai il 98% di questo vegetale è transgenico.

Anche in Spagna, recenti studi dell’Università autonoma di Barcellona hanno verificato che ogni coesistenza degli Ogm con le coltivazioni convenzionali è impossibile. Se è così in Paesi che hanno vaste aree coltivabili, chiediamoci cosa potrebbe accadere in Italia, con poche e tormentate aree agricole, strette tra mari e monti, dedite essenzialmente a produzioni di qualità.

Per esempio, riferendoci alla possibile “coesistenza” tra colture biologiche e tradizionali in Friuli, il polline trasportato dal vento può trasferirsi a una velocità che in casi non rari raggiunge anche le 35 miglia all’ora; tenendo conto che il Friuli VG è usualmente investito da raffiche di bora che raggiungono e superano i 100 km/H, è ragionevole ritenere che molto facilmente l’intero territorio della regione Friuli sarebbe contaminato da OGM.

Qualora non si provvedesse a bloccare le massicce semine di mais Mon 810 già programmate per l’inizio primavera 2014, secondo quanto più volte pubblicamente affermato dagli agricoltori pro OGM, vi sarebbe un concreto e scientificamente fondato pericolo di contaminazione delle colture e dell’habitat naturale del territorio tale che, forzatamente, non sarebbe più possibile praticare coltivazioni non OGM, poiché queste verrebbero tutte più o meno contaminate ed in modo sempre maggiore col trascorrere delle stagioni, fino alla definitiva contaminazione dell’agricoltura friulana e dell’intero territorio friulano (ed in prospettiva su scala nazionale).

Di fronte a questa inquietante possibilità l’ASSEME (Associazione Sementieri Mediterranei) ha lanciato, qualche mese fa, un allarme sul concreto rischio di chiusura di ogni attività sementiera italiana qualora si arrivasse anche nel nostro Paese alla liberalizzazione delle semine di OGM.
La “tolleranza” di livelli di contaminazione da OGM (la normativa europea tollera la presenza dello 0,9 % di OGM nelle coltura tradizionali e anche biologiche) e le “norme di coesistenza” sono un vero è proprio "Cavillo di Troia" attraverso il quale le multinazionali sementiere possono ottenere autorizzazioni alle coltivazioni transgeniche (OGM), con la certezza di una conseguente “naturale” (non accidentale), inevitabile ed irreversibile contaminazione di tutte le filiere agroalimentari.

Introdurre gli Ogm significherebbe togliere dal territorio il prodotto convenzionale e biologico. L’inquinamento da Ogm delle aree agricole sarebbe irreversibile (come specificatamente affermato anche dal 10° “considerando” della Direttiva n. 2001/18/CE).

Il diritto ad un’agricoltura non contaminata da OGM

E’ fuorviante impostare la questione OGM sì-OGM no sulla presunta libertà di coltivazione degli OGM, dal momento che, una volta introdotti gli OGM nell’ambiente, non sarebbe più possibile coltivare nel medio e lungo periodo i vegetali naturali, ne si potrebbe proporre ancora il miglioramento genetico dei medesimi, non potendo utilizzare aree agricole non inquinate.

Dando per certo, una volta introdotti gli OGM nell’ambiente, l’inquinamento irreversibile del territorio, si tratta di stabilire quali dei due diritti debba prevalere: quello di chi vorrebbe continuare a coltivare il prodotto naturale (convenzionale e biologico) o quello di chi vorrebbe coltivare i vegetali OGM.
Il diritto alla libertà di iniziativa economica non appartiene solo a chi pretende di coltivare OGM, ma anche a coloro che vogliono continuare a coltivare prodotti tradizionali e biologici non contaminati da OGM, i quali rappresentano un diritto precedente.

Ogni altro problema in merito avrebbe un valore relativo e secondario rispetto a quello principale di stabilire quale delle due coltivazioni debba essere permessa e se una tale decisione, vista la gravità delle implicazioni, possa essere riservata esclusivamente al legislatore, comunitario e nazionale, o se non sia il caso di promuovere consultazioni della popolazione prima di scegliere il da farsi.

Fonti: ass. NOGM , Terra Nuova, ASSEME

 

ogm_1.jpg

 

IL CONCETTO DI “COESISTENZA” NELLA NORMATIVA EUROPEA

Il tema della coesistenza, così come espresso dalla Commissione europea con la Raccomandazione del 2003 e poi del 2010, lascia intravedere, almeno in linea di principio, ampi spazi al diritto-dovere degli Stati membri di tutelare la propria agricoltura tradizionale e biologica, verificando e stabilendo le reali condizioni e possibilità per cui le coltivazioni OGM non contaminino le coltivazioni tradizionali, biologiche e l’ambiente. 2 La Raccomandazione presuppone, senza però darne dimostrazione, che tale coesistenza sia effettivamente possibile senza pregiudicare il principio e l’obiettivo prioritario della NON contaminazione. La veridicità di tale presupposto è, però, messa in discussione da molti studi scientifici e ricerche sul campo a livello internazionale e dovrebbe, quindi, essere rivalutata e sottoposta a verifica con nuove ricerche scientifiche indipendenti (anche solo bibliografiche) da parte di ogni Stato Membro.

Le molte ammissioni sui rischi reali di contaminazione e di danno all’agricoltura tradizionale, all’ambiente e perfino alla salute umana, contenute in molte parti della legislazione europea (Direttiva 18/2002, Direttiva 53/2002, Raccomandazioni del 2003 e 2010, ecc..) secondo la Commissione dovrebbero essere interpretate limitatamente all’eventuale riconoscimento di alcune “zone libere da OGM”. Spetterebbe agli Stati membri dimostrare che in specifiche aree geografiche non siano possibili misure di coesistenza capaci di assicurare la non contaminazione. Questa possibilità concessa ai singoli Stati può, in prospettiva, costituire la base per estendere all’intero territorio nazionale il divieto di coltivazione di OGM, qualora venisse dimostrata scientificamente l’ineluttabilità, nel tempo, di una diffusa e inarrestabile contaminazione dei transgeni verso le coltivazioni tradizionali e biologiche, oltre che nei confronti della microflora batterica e fungina del suolo e, da questa, all’intero ecosistema biotico.

Tale evenienza sarebbe in linea di principio in contraddizione con i principi dell’intera legislazione europea che (a partire dalla Direttiva CE 220/1990 e proseguendo con la Direttiva CE 18/2001 e la Raccomandazione della Commissione del 13 Luglio 2010) è fondata oltre che sulla tutela dell’ambiente, dell’ecosistema e del suo genoma naturale, anche sul Principio intangibile del riconoscimento del diritto privato degli agricoltori a non essere obbligati a subire la contaminazione transgenica degli OGM.

E’ evidente come, sulla base di queste considerazioni, il ruolo che possono avere i singoli stati in merito alla diffusione o meno delle colture Ogm è fondamentale. Infatti, qualora fosse dimostrato da uno Stato membro che, in via generale o in relazione alle caratteristiche specifiche del proprio territorio e situazione agronomica, l’ipotetica coesistenza tra coltivazioni OGM e coltivazioni tradizionali e biologiche è praticamente impossibile, o comunque “ad alto rischio”, così come per la tutela della biodiversità naturale e dell’integrità del patrimonio genetico naturale, non sarebbe possibile ignorare tale evidenza scientifica e sperimentale.

E’ quindi evidente l’urgenza di modificare in questa direzione - ampliamento degli spazi decisionali degli Stati membri - la legislazione comunitaria in materia, tutelando innanzitutto gli interessi preesistenti e prioritari dei coltivatori tradizionali e biologici, la biodiversità agronomica e spontanea, il patrimonio genetico naturale, ma anche la sicurezza, il diritto ad una scelta consapevole e alla salute dei consumatori.

Fonte: Associazione NOGM

 

CONTAMINAZIONI

Il Rapporto di Test Biotech
L’associazione tedesca Test Biotech ha pubblicato il primo rapporto sulla contaminazione Ogm nel mondo, giudicata completamente fuori controllo. Il rapporto mostra come le coltivazioni Ogm (mais, riso, cotone, colza, pioppi) stiano contaminando la biodiversità in maniera incontrollabile. E’ accaduto in aree e paesi come gli Usa, il Canada, l’America Centrale, il Giappone, la Cina, l’Australia e l’Europa. In molti casi la contaminazione è stata individuata anche a grande distanza dai campi. In alcuni casi le modificazioni genetiche si sono già trasmesse alle piante naturali. Oltre alle coltivazioni e ai campi sperimentali, a diffondere la contaminazione sono anche i trasporti commerciali e le industrie che lavorano gli Ogm. Avremo conseguenze oggi nemmeno prevedibili, dice il rapporto di TestBiotech ed è evidente che si sta già correndo un enorme pericolo. “Occorre proibire tali coltivazioni se non si riesce a controllarle” dicono i curatori del rapporto, ma oggi la regolamentazione è lacunosa e non adeguata.

Fonte: Terra Nuova, Rapporto di Test Biotech “Transgene escape - Global atlas of uncontrolled spread of genetically engineered plants”

Il caso Steve Marsh
Steve Marsh lavora come agricoltore in una azienda agricola biologica della località di Kojonup, nell'Australia occidentale. Nel 2010 il Governo ha concesso per la prima volta la propria autorizzazione per la coltivazione di colza Ogm a fini commerciali, molti agricoltori, compresi i vicini di Marsh, hanno iniziato a coltivarla.

L'uomo si è trovato in breve tempo ad affrontare un grave problema di contaminazione delle proprie coltivazioni e una costante diffusione delle piante di colza Ogm su gran parte dei terreni della propria azienda agricola biologica. Le conseguenze per Marsh si sono rivelate molto gravi. Il 70% dei suoi terreni è risultato contaminato dagli Ogm e la sua azienda agricola ha perso la certificazione biologica.

Steve Marsh, non potendo fare causa direttamente alla Monsanto, ha deciso di condurre in tribunale il proprio vicino, per poter ricevere un risarcimento delle perdite e dei danni subiti. Si tratta del primo caso al mondo in cui un agricoltore biologico decide di richiedere un risarcimento ad un agricoltore OGM per i danni subiti. La sua battaglia 3 nasce prima di tutto in difesa dei diritti dei propri connazionali al consumo di alimenti non contaminati.

Fonte: Greenme.it

 

IL DNA TRANSGENICO, IL VERO PROBLEMA DELL'INGEGNERIA GENETICA

Il prof. Pietro Perrino, Dirigente di Ricerca del CNR, già Direttore dell’Istituto del Germoplasma del CNR di Bari, sostiene che il vero e serio problema dell’ingegneria genetica sia il DNA Transgenico.
Perrino sostiene che il DNA transgenico (contenuto nelle colture OGM) è diverso dal DNA naturale e rende gli organismi geneticamente modificati (OGM) più instabili.

Il DNA transgenico alimenta il trasferimento genico orizzontalmente (TGO) (vedi di seguito la scheda approfondimento) anche tra specie lontane; ma mentre il TGO naturale è causale e preciso, quello provocato dal DNA transgenico è casuale, impreciso e inaffidabile. Infatti, i DNA transgenici producono nuovi virus, nuovi batteri e nuove malattie.

Per gli stessi motivi, afferma Perrino, la coesistenza tra colture convenzionali e transgeniche è impossibile. La valutazione del rischio per l’ambiente non può concentrarsi solo sulle distanze di coltivazione per evitare la contaminazione delle colture circostanti dal trasferimento genico verticale (cioè attraverso l’impollinazione), ma deve considerare anche il trasferimento genico orizzontale (TGO) del DNA transgenico che è molto più pericoloso e subdolo di quello verticale perché non conosce distanze né barriere tra specie. La letteratura esistente sul TGO è sufficiente a dimostrare che la coesistenza di piante transgeniche con piante non transgeniche è impossibile. La coesistenza significa, in modo certo, contaminazione anche di piante e microrganismi appartenenti a specie molto diverse e lontane. Più piante transgeniche ci sono in campo e maggiori sono le probabilità che il DNA transgenico e la ricombinazione causino contaminazione e nuove malattie.

Le piante transgeniche, sostiene Perrino, non solo non servono e non risolvono i problemi della fame nel mondo, ma sono anche nocive per la salute, l’ambiente e la biodiversità e il cibo transgenico è causa di mutazioni, neoplasie, tumori e cancri.
Secondo Perrino è come giocare alla lotteria: più cibo transgenico mangiamo e più possibilità abbiamo di ammalarci, più individui mangiano transgenico e maggiori sono le possibilità di un’epidemia.

I risultati delle ricerche suggeriscono di non coltivare e non usare le piante transgeniche sia per scopi alimentari che non alimentari.

Conclude Perrino “Non si comprende perché, nonostante le evidenze, il TGO è completamente ignorato dalle istituzioni pubbliche deputate a salvaguardare la salute dell’uomo. Se il TGO ricevesse la dovuta attenzione, gli OGM sarebbero ormai solo un ricordo. Il vero flagello dell’ingegneria genetica è il DNA transgenico, un DNA instabile e facile alla ricombinazione. L’ingegneria genetica non funziona: gli OGM non risolvono i problemi della fame nel mondo e sono nocivi per la salute. Qualunque governo bene informato non dovrebbe consentire l’introduzione, la coltivazione e l’uso di piante transgeniche, sia per usi alimentari che non alimentari”.

 

ogm2.jpg

 


Scheda di approfondimento

 

Il trasferimento genico orizzontale (TGO)

L’ingegneria genetica si basa sul trasferimento genico orizzontale (TGO), una modalità di trasferimento di materiale genetico tra individui appartenenti alla stessa specie o a specie diverse, attraverso processi diversi da una normale riproduzione. In un processo normale di riproduzione, che accade tra individui della stessa specie, i geni sono trasferiti dai genitori ai discendenti a mezzo delle cellule germinali, attraverso un processo denominato trasferimento genico verticale (TGV).

Normalmente, il TGO avviene tra batteri che si scambiano tra loro dei geni, superando le barriere naturali esistenti tra le specie. Affinché il TGO avvenga realmente il DNA estraneo deve integrarsi nel genoma della cellula ospite e qui essere mantenuto stabilmente in alcune forme particolari. Durante questo processo d’integrazione il DNA può essere soggetto a ri-arrangiamenti o ricombinazioni.

Il TGO e la ricombinazione hanno giocato un ruolo fondamentale nella creazione di nuovi virus e batteri associati a malattie infettive esplosive e nella diffusione della resistenza ad antibiotici e a medicine tra i patogeni, rendendo le infezioni molto difficili da curare.
Per molto tempo, nessuno sospettava che il TGO poteva estendersi a piante e animali superiori. Negli ultimi vent’anni, comunque, è emerso chiaramente che il TGO si estende all’intera biosfera, con batteri e virus che funzionano sia come intermediari per geni trafficanti e sia come recipienti per la moltiplicazione e ricombinazione di geni, e possiamo sostenere che il TGO è diventato molto più frequente con l’avvento dell’ingegneria genetica.

Il TGO in organismi superiori

In altre parole, l’ingegneria genetica artificiale (cioè quella eseguita dall’uomo) aumenta il TGO, un processo che crea nuove combinazioni di geni e può diffondere tra i microrganismi patogeni la resistenza ad antibiotici e altri farmaci. L’ingegneria genetica ha agevolato il trasferimento genico orizzontale e la ricombinazione, processi che prima erano strettamente regolati e limitati.

La semplice manipolazione di genomi virali nudi usati dall’ingegneria genetica è di per sé un pericolo. Pericolo derivante dal trasferimento orizzontale del DNA transgenico; siccome i vettori artificiali e i costrutti artificiali sono costituiti prevalentemente da materiale genetico proveniente da virus e batteri normalmente presenti in natura, essi si potranno ricombinare con i ceppi selvatici, potendo così condurre alla creazione di nuovi ceppi potenzialmente più pericolosi.

Per molti genetisti microbiologi medici ci sono pochi dubbi che il TGO e la ricombinazione sono stati responsabili della creazione di nuovi patogeni e diffusione della resistenza ad antibiotici e altri farmaci. Questi studiosi hanno affermato che la frequenza del TGO e la ricombinazione è aumentata da quando è iniziata l’ingegneria genetica. L’Organizzazione Mondiale della Sanità dopo aver ripetutamente negato quest’affermazione ha riconosciuto al TGO un ruolo nell’evoluzione dei patogeni, ma nega che un ceppo benigno di microrganismi si possa trasformare in uno patogeno attraverso l’acquisizione di geni trasferiti orizzontalmente da un microrganismo geneticamente modificato. Verso la metà degli anni Settanta, i pionieri dell’ingegneria genetica chiesero una moratoria (dichiarazione di Asilomar) perché si preoccuparono di questa possibilità. Tuttavia, dopo breve cedettero alle pressioni commerciali e la moratoria finì. L’argomento in questione non è stato mai risolto, anche se, scoperte successive hanno fatto crescere di molto la sua rilevanza, specialmente per quanto riguarda la persistenza di DNA nell'ambiente anche dopo la morte degli organismi che lo abitano, e la facilità con cui tutte le cellule, comprese quelle degli esseri umani, assorbono il DNA estraneo.

Creazione accidentale di virus assassini con l’ingegneria genetica

Nel 2001, il sospetto della creazione di virus pericolosi attraverso l’ingegneria genetica venne alla luce.
Si è visto che ci sono molte opportunità per virus benigni, presenti nell’ambiente, di diventare simili a virus assassini, semplicemente attraverso l’assorbimento dalle colture transgeniche contenenti il gene che codifica la proteina che sopprime l’immunità. Ma non è tutto, anche durante ricerche di routine su patogeni pericolosi per produrre vaccini, i genetisti hanno creato virus ibridi accidentalmente.

Ci sono scienziati come Veljko Veljkovic e Mae Wan Ho che sostengono come ci sia il rischio di mettere in circolazione delle vere e proprie arme biologiche.
La maggior parte dei patogeni mortali prodotti dall’ingegneria genetica è creata e liberata nell’ambiente senza che nessuno se ne accorga. Grandi quantità di DNA transgenico, con geni virali e batterici e combinazioni nuove di geni di organismi diversi possono essere liberate nell’ambiente dalle attrezzature di laboratorio usate come contenitori di residui di DNA, sulla base del presupposto che il DNA una volta scaricato nell’ambiente si disintegra subito. Il DNA transgenico è anche rilasciato deliberatamente nell’ambiente con le coltivazioni di piante geneticamente modificate (GM) che generano polline, polvere e residui; tra le colture GM ci sono anche quelle ingegnerizzate con materiali genetici che producono farmaci e vaccini.

Il DNA transgenico e il cancro

Mae Wan Ho ha affermato che il cancro può essere generato dall’integrazione di geni estranei nel genoma delle cellule attraverso la terapia genica.
La terapia genica consiste nella modificazione genetica di cellule umane, usando costrutti simili a quelli usati nella modificazione genetica di animali e piante. La cosa preoccupante di alcuni casi di sperimentazione di questa terapia effettuati in Francia è che sono stati ottenuti solo 9 successi, dopo 14 anni di prove cliniche e ricerche in Europa e negli Stati Uniti. Tuttavia, nonostante il fatto che i pazienti furono trattati con una procedura disegnata per minimizzare i rischi di cancro, in alcuni casi le cose non andarono come sperato

Il DNA transgenico non è uguale al DNA naturale

I fautori dell’ingegneria genetica amano rassicurare il pubblico affermando che il DNA è DNA, non importa come si fa o come si ottiene e affermano: abbiamo mangiato una quantità di DNA con i nostri cibi e non siamo mai diventati né cavoli né mucche, quindi perché dovremmo preoccuparci del DNA transgenico?.
Già abbiamo detto perché dovremmo preoccuparci del DNA transgenico, ma osservandone la struttura di base, possiamo osservare ancora meglio quanto il DNA transgenico è diverso da quello naturale.

Il DNA transgenico si comportai in maniera diversa dal DNA non transgenico e, in particolare, può diffondersi con una capacità superiore al DNA mutante e naturale.
Il promotore CaMV 35S
Il virus del mosaico del cavolfiore (CaMV) infetta normalmente le piante della famiglia dei cavoli.

Uno dei suoi promotori, il promotore 35S, è stato ampiamente usato in colture GM sin dall’inizio dell’ingegneria genetica, prima che venissero alla luce alcuni suoi caratteri preoccupanti. Il più serio di questi è che il promotore 35S sembra avere al suo interno un punto caldo per la ricombinazione, per cui tende a ricombinare con altro DNA.
Sin dall’inizio degli anni Novanta sono sorti alcuni dubbi a proposito della sicurezza di geni virali incorporati nelle piante GM per renderle resistenti agli attacchi da virus. Molti dei geni virali tendono a ricombinare con altri virus generandone di nuovi.

Tali scoperte suggeriscono che i costrutti transgenici con il promotore CaMV35S dovrebbero essere particolarmente instabili e inclini al trasferimento genico e alla ricombinazione, con tutti i rischi che ne conseguono: mutazioni geniche dovute a inserzioni casuali, cancro, riattivazione di virus dormienti e generazione di nuovi virus. Queste considerazioni furono particolarmente rilevanti alla luce del rapporto di Ewen e Pusztai, pubblicato sulla rivista The Lancet, nel quale si evidenziava che certe patate transgeniche contenenti il promotore CaMV35S possono essere nocive per i ratti. Gli autori suggerirono che una parte significativa degli effetti potrebbe essere dovuta “al costrutto o alla trasformazione genetica o a entrambi”. Successivamente a tali risultati, il gruppo di Ho chiese l’immediato ritiro di tutte le colture GM contenenti il promotore CaMV35S.

Il problema dei costrutti transgenici risiede nel fatto che tutti o quasi tutti gli elementi integrati nei genomi nel corso dell’evoluzione sono stati “addomesticati”, si sono adattati alle condizione del loro ospite e hanno ridotto la loro mobilità da un individuo a un altro. Tuttavia l’integrazione di costrutti transgenici prima non presenti (come nel caso di quelli contenenti il promotore CaMV35S) possono mobilizzare tali elementi, che a loro volta possono fungere da vettori per destabilizzare il DNA transgenico e favorirne il trasferimento.

Fonte: prof. Pietro Perrino

 

tratto da: BioLombardia News, notiziario de LA BUONA TERRA
Associazione Lombarda Agricoltori Biologici e Biodinamici

Condividi sul tuo social!

OGM.jpg

Sono oramai numerose le evidenze scientifiche che testimoniano l'impossibilità della coesistenza tra coltivazioni OGM e non OGM, senza che le prime inquinino, irreversibilmente, le seconde.
La coesistenza tra coltivazioni OGM e coltivazioni tradizionali e biologiche si può definire un vero e proprio “falso scientifico”, “un vero e proprio equivoco tecnico-giuridico, introdotto dalla Commissione Europea che, nella realtà (purtroppo già drammaticamente sperimentata in molti Paesi del mondo), si traduce nella contaminazione della filiera agro-alimentare e dell'intero ecosistema biotico, con perdite irreparabili di biodiversità, pesanti alterazioni del patrimonio genetico naturale, con effetti imprevedibili e potenzialmente drammatici, nonché rischi gravissimi per la salute umana”, afferma il nutrizionista clinico e biologo dottor Franco Trinca (presidente dell’associazione NOGM)." data-share-imageurl="">