Cibo, “Bisogna dargli un giusto prezzo per difendere l’ambiente e i contadini”

Se un alimento si paga la metà del costo ambientale e sociale, la differenza la paghiamo tutti. La proposta di una “etichetta narrante” del responsabile della Mountain partnership dell’Onu. Qualità e legalità hanno un costo che va pagato

di ANTONIO CIANCIULLO

ciboROMA - Le resistenze immunitarie del pianeta diventano più deboli. La capacità della vita di resistere alle avversità e agli eventi catastrofici si affievolisce. E assieme alla biodiversità che sgocciola via, dissanguata dall’assalto alle foreste, dal proliferare di miniere e dall’agricoltura intensiva, si perde la capacità degli ecosistemi di far fronte ai traumi. Negli ultimi 100 anni il 75% del patrimonio genetico delle piante è andato perduto. E l’agricoltura industriale ha aggravato il problema. Su 30 mila specie commestibili ne stiamo usando solo 9 per ricavare il 70% del cibo che usiamo. In queste condizioni qualunque avversità, qualunque malattia possono diventare letali per la sopravvivenza di intere popolazioni. L’allarme viene dalla Mountain partnership, l’alleanza delle Nazioni Unite dedicata allo sviluppo sostenibile delle regioni montane che conta 60 governi e 290 organizzazioni della società civile. Continua a leggere

Sicilia bio al 100%

sicilia

Nell’isola, già prima regione italiana per numero di aziende agricole biologiche, si discute un disegno di legge che punta all’eliminazione di tutte le sostanze inquinanti e a completare l’eliminazione della chimica di sintesi dai campi entro sei anni.

tratto da cambia la terra Continua a leggere

Tutte le tattiche delle multinazionali del cibo

marketLe multinazionali del cibo temono la regolamentazione e si proteggono usando le medesime tattiche usate in passato da Big Tobacco.
Proponiamo ai nostri lettori l'interessantissima analisi di Luca Iaboli e Adriano Cattaneo.

articolo tratto da terranuova

L'analisi di Luca Iaboli e Adriano Cattaneo è stata pubblicata sul numero speciale di Torino Medica, la rivista dell’Ordine dei Medici di Torino. La proponiamo ai nostri lettori in quanto riteniamo che sia di assoluto interesse per l'opinione pubblica.

Le multinazionali del cibo temono la regolamentazione e si proteggono usando le medesime tattiche usate in passato da Big Tobacco. Le tattiche includono gruppi di facciata, lobby, promesse di autoregolamentazione, azioni legali [NDT: contro i governi che introducono misure per proteggere la salute dei cittadini], ricerca finanziata dall’industria che confonde l’evidenza e crea il dubbio nei consumatori [… ], includono regali, borse di studio, donazioni per cause nobili per dipingersi rispettabili di fronte ai consumatori e ai politici. Margaret Chan, direttore OMS, 2013.(1)
Oggi produciamo più cibo di quanto sia mai accaduto nella storia dell’umanità. Nonostante ciò, oltre una persona su dieci sulla terra ha fame. A questo primato se ne aggiunge un secondo: nel 2014 gli 800 milioni di affamati sono superati da 2 miliardi di adulti sovrappeso o obesi.(2) Il pensiero tradizionale secondo cui “mangiare troppo” e “muoversi poco” siano le cause dell’epidemia di obesità è sotto esame e si accumulano le prove che “quello che si mangia” è altrettanto importante rispetto a “quanto si mangia”.(3) A partire dall’inizio degli anni ’80 il peso medio di un adulto americano è aumentato di 1,5 kg all’anno, e un fattore chiave di questo incremento è il consumo di cibi processati.(4) Varie revisioni sistematiche e meta-analisi mostrano che il consumo di bevande zuccherate(5) e zuccheri liberi(6) promuove l’aumento del peso corporeo e che il consumo di zucchero pro-capite è fortemente associato con la prevalenza di diabete.(7). Continua a leggere

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