Il pranzo di Natale secondo Franco Berrino

 

Franco Berrino

 

«Il Natale ha perso molto del suo significato, col tempo è diventato un’orgia consumistica — dice Franco Berrino —. Forse in quest’anno così particolare può valere la pena fare una riflessione. Partiamo proprio dalla tradizione: quando ero bambino io (classe 1944, ndr) era Gesù a portare i regali, non il Babbo Natale reclamizzato dai produttori di bibite zuccherate. E sempre per parlare di tradizione, sa cosa vuol dire Betlemme? Casa del pane in ebraico, casa della carne in arabo. Quindi Natale è il periodo del pane ricco e della carne ricca: pensiamo alla gallina ripiena, al tacchino o alla faraona ripieni, al panettone, anche ai ravioli ripieni di carne… Attenersi a questi piatti va bene, con qualche aggiustamento».

«A casa mia, in provincia di Parma, la sera della Vigilia c’era il baccalà al latte, che io oggi faccio con il latte di mandorla e viene buonissimo, mentre il 25 mia nonna faceva i tortelli di zucca e la gallina ripiena. La gallina però era la sua, quella che razzolava nel cortile e mangiava erba… siccome io di galline mie non ne ho a Natale preparo i tortelli di zucca come primo e il baccalà come secondo. La nonna per i tortelli usava acqua, farina (io prediligo la 2), 1 uovo e nel ripieno il parmigiano. Io che non voglio mangiare tanti grassi saturi faccio la pasta solo con acqua e farina e nel ripieno metto, al posto del parmigiano, un impasto di tofu e pan grattato. Viene delizioso! Per condire, al posto di olio e burro, faccio una salsa di miso e tahini con 1 cucchiaio di miso, 4 di tahini e un po’ d’acqua per amalgamare».

«In generale, per concludere, la regola è fare pure un pranzo abbondante a Natale ma senza abbuffarsi prima. Quest’anno il problema è doppio: gli studi fatti sul periodo del lockdown hanno dimostrato che la gente ha mangiato di più e più cibo spazzatura, prendendo peso. Non facciamo questo errore, visto che siamo costretti in casa più a lungo cuciniamo, cerchiamo di capire che cos’è il cibo che fa bene. Lo dico sempre: cereali integrali, legumi, verdure, frutta… Nei giorni precedenti al Natale mangiamo un po’ di riso integrale con il gomasio e un pesto di noci e mandorle: ci toglie l’infiammazione dal corpo, ci prepara al pasto esagerato, è buonissimo. Evitiamo i salumi, che poi spesso sulla tavola del 25 trionfano: sappiamo che l’Oms raccomanda di non mangiarli. E magari prediligiamo il pesce, il suo grasso è antinfiammatorio. Non ci vuole un grande sforzo a usare questi accorgimenti e poi ci si sentirà meglio». Lei cosa farà il 25? «Con mio figlio, mia nuora e il mio nipotino ci troveremo per pranzare insieme a Milano». Tortelli di zucca per tutti.

clicca qui per leggere l'articolo completo

 

 

Condividi sul tuo social!
Franco Berrino

 

«Il Natale ha perso molto del suo significato, col tempo è diventato un’orgia consumistica — dice Franco Berrino —. Forse in quest’anno così particolare può valere la pena fare una riflessione. Partiamo proprio dalla tradizione: quando ero bambino io (classe 1944, ndr) era Gesù a portare i regali, non il Babbo Natale reclamizzato dai produttori di bibite zuccherate. E sempre per parlare di tradizione, sa cosa vuol dire Betlemme? Casa del pane in ebraico, casa della carne in arabo. Quindi Natale è il periodo del pane ricco e della carne ricca: pensiamo alla gallina ripiena, al tacchino o alla faraona ripieni, al panettone, anche ai ravioli ripieni di carne… Attenersi a questi piatti va bene, con qualche aggiustamento».

" data-share-imageurl="">