Donne in agricoltura: multifunzionali, dinamiche e innovative

di Anna Ciaperoni – Responsabile agricoltura sociale AIAB

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L’universo agricolo femminile pur tra tanti chiaroscuri vive una fase di trasformazione. Il censimento dell’agricoltura del 2010 mostra un panorama complesso, dove convivono aree di grande discriminazione e sfruttamento, in particolare nel Mezzogiorno, che interessa soprattutto le immigrate, con mansioni scarsamente qualificate  e fasce crescenti di imprenditoria femminile particolarmente dinamica. Un trend positivo quest’ultimo generato sia dal ricambio generazionale, con l’ingresso  di imprenditrici di nuova generazione che sono subentrate ai padri, che dall’ingresso di giovani donne e ragazze, con alti livelli di scolarizzazione che hanno scelto l’attività agricola non come ripiego o “destino” ma come scelta di vita. Una tendenza  in crescita in questi anni di crisi, dai numeri non certo eclatanti ma che rappresentano segnali positivi  e contribuiscono ad abbassare l’età media e ad innalzare i tassi di scolarizzazione degli addetti. In questo processo le donne e le ragazze sono in prima fila, insieme ai giovani, sia dal punto di vista dei numeri che della professionalità.  Quantificare la presenza femminile in agricoltura non è semplice a causa di una consistente quota di sommerso tra le lavoratrici dipendenti e  di una certa “invisibilità” delle coadiuvanti. Più certi i dati sulle imprenditrici. Secondo il Censimento sull’agricoltura del 2010 le donne risultano essere circa 532 mila e rappresentano circa il 33% del totale dei conduttori. Dai dati del censimento emergono anche elementi qualitativi. Nel complesso, le aziende condotte da donne,  pur essendo di dimensioni più piccole rispetto alla media del settore -  si tratta prevalentemente di aziende familiari - mostrano un significativo dinamismo legato alla diversificazione delle attività e alla multifunzionalità. > Continua a leggere su Donne in agricoltura: multifunzionali, dinamiche e innovative

Il mais transgenico spacca l'Europa.

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L'Europa si spacca sugli OGM, sebbene 19 Paesi dell'Unione abbiano già detto “no”, il consiglio dei ministri Affari generali non è ancora riuscito ad acquisire la maggioranza necessaria per non autorizzare la coltivazione del “supermais” 1507 della multinazionale Pioneer. Il destino di questa pannocchia transgenica passerà ora, nelle mani della Commissione esecutiva che avrà il compito di decidere considerando il parere positivo (espresso ben sei volte) dell'Agenzia per la sicurezza alimentare. > Continua a leggere su Il mais transgenico spacca l'Europa.

Il Bio non teme la crisi

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Oggigiorno “la crisi” e le sue gravi ripercussioni sull'economia reale sono gli argomenti principi di tutte le nostre discussioni, dei nostri telegiornali e e dei nostri talk show, nel bene e nel male tutti ne siamo coinvolti. Ma, un settore che non teme la crisi è quello dell'agricoltura biologica. Un settore, quello del bio che da qualche anno a questa parte ha vissuto un'esponenziale crescita con sempre più utenti che ne hanno apprezzato e ne hanno incentivato il mercato. Attorno a questo settore il giro d'affari è in costante crescita e il rapporto annuale della Coldiretti ha stimato un fatturato complessivo del biologico italiano di circa 3,1 miliardi di euro. Un risultato che porta l'Italia al quarto posto a livello europeo (dopo Germania, Francia e Regno Unito) e secondo la Cia (Confederazione italiana agricoltori) al sesto posto nella classifica mondiale, dove questo business vale circa 55 miliardi di dollari (solo in Europa vale 18 miliardi di euro l’anno).

L'Italia è il leader del bio: è il paese con il maggior numero di aziende agricole biologiche (nel 2013 il numero degli operatori è aumentato del 3%: sono 49.709, di cui 40.146 produttori esclusivi, 5.597 preparatori compresi quelli che vendono al dettaglio, sono circa 3.669 le aziende impegnate in entrambe le attività e 297 sono gli importatori del settore). > Continua a leggere su Il Bio non teme la crisi

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