Una legge per le Medicine Non Convenzionali


Programma della Fao contro i cambiamenti climatici

Programma contro i cambiamenti climaticiIl programma "multi donatori", con una budget di 60milioni di dollari punta a promuovere entro i prossimi cinque anni un'agricoltura sostenibile a basse emissioni nei paesi in via di sviluppo, in partnership con gli stessi paesi e con altre organizzazioni. Sarà la Finlandia il primo paese a offrire il proprio contributo a favore dell'attenuazione del cambiamento climatico nel settore agricolo dei paesi in via di sviluppo con un sostegno iniziale di circa 3,9 milioni di dollari per il periodo 2010-2011. Per coprire la dotazione economica la Fao dovrà poi puntare su altri finanziatori

"La sfida globale che abbiamo di fronte è quella di trasformare il potenziale tecnico di mitigazione dell'agricoltura in realtà", spiega Alexander Müller, vice direttore Generale della FAO. "Già esistono molte tecniche e pratiche agricole appropriate per sequestrare carbonio nell'agricoltura su piccola scala. Esse includono le pratiche impiegate nell'agricoltura biologica e in quella di conservazione, basate su una scarsa lavorazione del terreno, sull'utilizzazione dei residui come composto o per la pacciamatura del terreno, l'impiego di colture perenni per coprire il suolo, la risemina dei pascoli, una loro migliore gestione, e le attività agro-forestali che associano colture ed alberi. Circa il 90 % della capacità potenziale dell'agricoltura di ridurre o eliminare le emissioni dall'atmosfera proviene da questo tipo di pratiche, che tra l'altro hanno anche effetti positivi per la riduzione di fame e povertà. Tuttavia vi sono molte barriere da superare affinché queste pratiche e tecniche siano adottate. Il progetto punta proprio a sbloccare questo enorme potenziale".

Donne italiane e la scelta naturale

Donne e naturaleLa maggioranza delle donne italiane desidererebbe tornare ad una vita più naturale, con una percentuale superiore alla media europea. Lo dimostra un'indagine presentata durante il Congresso nazionale della Federazione italiana di Ginecologia e Ostetricia che si è conclusa a Torino. Il 73,3% delle donne italiane vuole uno stile di vita naturale e salutare contro una media europea del 68%. Lo svela una ricerca condotta su un campione di 9 mila donne di 18 paesi in cui emerge che le nostre connazionali sono molto attente negli acquisti, nella scelta di ingredienti e materiali di qualità (83.4%), meglio se non "artificiali" (81%).
Questi criteri hanno un valore superiore al mero costo dei prodotti e ciò sembra resistere anche alla crisi economica in corso. Il 75% sarebbe infatti disposta a pagare un prezzo più alto per un prodotto biologico rispetto ad uno "convenzionale" e una su due si definisce una "consumatrice etica". Anche sul fronte della contraccezione.
L'indagine è stata presentata a Torino durante il Congresso nazionale della Federazione italiana di Ginecologia e Ostetricia che ha approfondito il tema del rapporto fra la tecnologia e l'umanizzazione.

Il cibo che gettiamo e la fame nel mondo

spazzatura

Il cibo gettato nella spazzatura Usa è pari a 150 milioni di miliardi di calorie l'anno. Secondo uno studio, ogni americano butta via una quantità di cibo sufficiente a sfamare un altro individuo. La rivista PLos One ha pubblicato uno studio della National Institute of Diabetes and Digestive and Kidney Diseases di Bethesda, in Maryland, che rivela un'atroce verità: il cibo gettato nella spazzatura nei paesi sviluppati sarebbe sufficiente a nutrire quelle persone che nei paesi in via di sviluppo muoiono di fame.

Troppo cibo per poter mangiare tutti. Il decalogo "econologico"

Fame nel mondoContro la Fame e i cambiamenti climatici e in vista degli accordi di Copenhagen, la prospettiva agro ecologica, in 10 punti. Per tornare alla campagna, approfittando della crisi industriale. Con un appello ai sindaci per dichiarare i Territori Biologici e liberi da OGM. Le responsabilità primarie della fame e dei cambiamenti climatici sono dovute all'agricoltura ed alla zootecnia industriale-commerciale "globalizzata" che oggi producono "troppo cibo per poter mangiare tutti" e, nel contempo, consumano le risorse naturali ed economiche dei popoli, inquinando la biosfera con prodotti chimici di sintesi che si accumulano nelle catene alimentari.

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