Non solo nel caffè ma in chewing gum, caramelle, yogurt, bevande light. Il consumo di edulcoranti cresce dell’8% all’anno. Con quali rischi per la salute? Cronaca, e news, di un dibattito infinito (di Rosalba Castelletti, tratto da D La Repubblica delle Donne, 17 maggio 2008).
Non importa se amiamo i dolci o le bevante gassate, se non sappiamo rinunciare alla cioccolata o alle caramelle che si sciolgono in bocca. Una cosa è certa: siamo perennemente divisi tra la “voglia di qualcosa di buono” e la preoccupazione per il peso. Quindi, sempre più fiduciosi. ci affidiamo ai dolcificanti sintetici: lo dimostrano le vendite, che aumentano dell’8% all’anno. Quel che è meno certo è quali insidie si celino dietro alle ammiccanti etichette che promettono dolcezza senza rimorsi, almeno a dar retta agli studi che ciclicamente condannano gli edulcoranti artificiali segnalandone i molteplici effetti nocivi, talora persino cancerogeni. Puntuali giungono nuove ricerche che ci assicurano che non c’è nulla da temere, ma il dubbio resta e ogni giorno dinanzi alla tazzina del caffé si consuma il solito dilemma dietetico: zucchero o dolcificante?
A trovarsi più spesso sul banco degli imputati è il più diffuso aspartame, 200 volte più dolce del saccarosio. Introdotto sul mercato nel 1981, oggi rappresenta circa il 62% della produzione globale di dolcificanti artificiali ed è presente in seimila prodotti alimentari e oltre 500 farmaci: sciroppi e pastiglie per la gola, yogurt e bevande light, gomme da masticare e caramelle senza zucchero, marmellate e biscotti a basso contenuto calorico Ogni anno nel mondo se ne consumano l4mila tonnellate, circa duemila in Europa. Benché il suo uso come additivo alimentare ed edulcorante da tavola sia stato autorizzato in oltre 130 Paesi nel mondo, la sua sicurezza è stata messa in dubbio sin dalla sua scoperta, nel 1965.
Risale ad appena un mese fa la ricerca dì alcuni studi studiosi delle università sudafricane di Pretoria e Limpopo che lo hanno correlato a “disordini mentali” e danni al cervello, ma a sollevare le maggiori perplessità sono i due rapporti diffusi nel 2005 e 2007 dalla Fondazione europea di oncologia e scienze ambientali Ramazzini di Bologna. “Somministrando l’aspartame ai ratti, abbiamo dimostrato sperimentalmente che è un agente cancerogeno in grado di indurre tumori maligni anche alla dose ammessa per l’alimentazione umana, 40 milligrammi per ogni chilogrammo di peso corporeo». afferma il dottor Morando Soffritti, direttore scientifico dell’istituto bolognese, e aggiunge: «Abbiamo inoltre appurato che quando il trattamento inizia a partire dalla vita fetale, l’effetto cancerogeno aumenta». Da qui la necessità, secondo il dottor Soffritti, di «riesaminare i livelli di assunzione ammessi per l’aspartame considerato che i risultati dei saggi condotti sui roditori sono altamente predittivi dei rischi cancerogeni per l’uomo».
Risultati allarmanti ma che, secondo i nemici di questa sostanza, non farebbero che confermare le perplessità espresse dalla Fda (l’ente statunitense preposto al controllo di tarmaci e additivi chimici) già negli anni Settanta, quando la compagnia farmaceutica Searle - poi rilevata dalla Monsanto - chiese per la prima volta l’autorizzazione per l’uso alimentare dell’aspartame. Sulla base di studi che evidenziavano legami tra l’edulcorante e tumori al cervello, gli esperti federali nel 1975 negarono il via libera. Due anni dopo Donald Rumsfeld divenne capo esecutivo della Searle e, chiamato nel 1981 a far parte della squadra del neoeletto presidente Reagan, promise che avrebbe “fatto sentire il suo peso a Washington” per legalizzare l’aspartame. L’autorizzazione arrivò nel luglio dello stesso anno.
«Il ruolo di Rumsfeld presso la Searle non è pertinente», replica da Atlanta Beth Hubrich, portavoce del Calorie Control Council che rappresenta l’industria dei prodotti dietetici, ricordando che il processo di approvazione dell’aspartame presso l’Fda è stato giudicato regolare dal braccio investigativo del Congresso statunitense, il Generai Accounting Office. Quanto alle ricerche della Fondazione Ramazzini, la Hubrich afferma che «sono in totale disaccordo col gran numero di studi scientifici che dimostrano che l’aspartame sicuro. Lo conferma anche una rassegna di oltre 500 studi condotta da una commissione d’esperti pubblicata a settembre su Critical Reviews in ToxicoIogy, prima rivista nel campo».
Rassicurazioni sono giunte anche dall’Autorità europea per la sicurezza alimentare (Efsa): dopo aver esaminato i risultati degli studi di Soffritti, è giunta alla conclusione che “sulla base di tutti i dati attualmente disponibili, non vi è alcuna necessità dì rivalutare ulteriormente a sicurezza dell’aspartame, né di sottoporre a revisione la dose giornaliera accettabile precedentemente fissata per la sostanza”. Ma la Fondazione bolognese non si arrende e “sta conducendo ulteriori ricerche”, dice il dottor Soffritti, “non solo sull’aspartame, ma anche su altri dolcificanti artificiali e loro miscele largamente diffuse”. L’aspartame infatti non è il solo sospetto: non meno contestati sono gli altri edulcoranti da laboratorio, quasi tutti tra l’altro sconsigliati a bambini e donne in gravidanza o allattamento. La capostipite saccarina, scoperta nel lontano 1879, è vietata in Canada dove studi ne hanno segnalato una correlazione con i tumori alla vescica, ma è legale negli Usa e in Europa dove però la dose giornaliera non può superare i 2,5 milligrammi per chilo corporeo. Sorte inversa spetta al ciclamato: più volte vietato negli Usa, è consentito in Canada e in un’altra decina di Paesi, tra cui l’Italia, che fissano la soglia da non varcare a 11 milligrammi per chilo corporeo. Sempre per i suoi dubbi effetti, ancora più bassa, 9 milligrammi, è la dose giornaliera per l’acesulfame K.
Sospetti o no, i dolcificanti artificiali pervadono così tanto la nostra dieta che, se davvero fossero così dannosi per la salute. ce ne saremmo già accorti: è quanto sostiene David Katz, direttore del Centro di ricerca di prevenzione del Yale-Griffin, che però trova altri spunti per stigmatizzare gli edulcoranti sintetici. Sono ciarlatani, denuncia. Ogni qual volta assumiamo prodotti dolci, l’organismo si aspetta un apporto calorico. Gli edulcoranti invece forniscono dolcezza a fronte di un ridottissimo numero di calorie spezzando l’associazione pavloviana tra zucchero ed energia. Ingannati, finiamo per ricorrere ad altro cibo per soddisfare l’aspettativa delusa e quindi per aumentare di peso. Dello stesso avviso i ricercatori dell’università di Purdue, in Indiana: in uno studio pubblicato all’inizio dell’anno, hanno rilevato che i topi che consumavano yogurt con saccarina mangiavano di più e guadagnavano più peso di quelli alimentati con yogurt con glucosio. Ma, come sempre, per ogni studio che condanna i dolcificanti, ce n’è uno che li assolve: l’esperimento della Purdue riguarda i topi, studi effettuati sull’uomo - contesta il Calorie Control Council - dimostrano il contrario. A chi dare retta?
«I dolcificanti sintetici sono additivi alimentari, non sono ingredienti», chiarisce il professor Carlo Cannella, direttore dell’Istituto di scienza dell’alimentazione dell’università La Sapienza di Roma e presidente dell’istituto nazionale di ricerca per gli alimenti e la nutrizione (Inran). «Entro la dose giornaliera ammissibile rappresentano un aiuto per chi soffre di disturbi nella regolazione della glicemia, ma non vanno assunti da persone senza problemi dì salute e dì certo non servono a dimagrire». Anche perché il guadagno è apparente, «Una bustina d’aspartame ha 4 calorie, contro le 20 di una bustina di zucchero. Il risparmio è di 15 calorie, nulla se si considera che un cucchiaino d’olio ne apporta 90. Chi vuole dimagrire deve mangiare meno e fare attività fisica».
ZUCCHERI DI FAMIGLIA
I dolcificanti possono essere suddivisi in due categorie: naturali o energetici e sintetici. I dolcificanti energetici sono così chiamati perché forniscono energia. Comprendono gli zuccheri semplici e gli edulcoranti di massa, detti anche polioli.
• Gli zuccheri semplici presenti anche in frutta, latte e verdure. vengono assimilati velocemente: sono saccarosio, glucosio, fruttosio, lattosio, maltosio. Ogni grammo apporta 4 calorie.
• i polioli sono sostanze naturali imparentate chimicamente con lo zucchero che, a differenza del saccarosio, vengono assorbite più lentamente. I più comuni sono il sorbitolo, l’isomalto, Il smaltitolo, il mannitolo e io xilitolo. Non vengono utilizzati come dolcificanti da tavola, ma come ingredienti di gomme da masticare, caramelle, colluttori. Sono amici dei denti e lasciano una piacevole sensazione di freschezza in bocca. Apportano 2.5 calorie per grammo.
• Gli edulcoranti intensivi o sintetici includono l’aspartame, l’acesulfame K, il ciclammato, la saccarina. Sono prodotti in laboratorio e vengono usati sia come dolcificanti da tavola sia come additivi, Hanno un potere dolcificante fino a 300 volte superiore a quello dei saccarosio a fronte di un ridottissimo numero di calorie.